Perchè mettere gli apparecchi acustici ai primi sintomi?

Nel nostro Paese circa il 12% della popolazione è affetto da ipoacusia o diminuzione della funzionalità uditiva (quindi più di 7 milioni di persone). Di questi solo il 25% porta apparecchi acustici. Tutti gli altri, per timore o per vergogna, preferiscono non indossarli, rinunciando in questo modo, al piacere di sentire e capire meglio.

Si tratta di un dato senza dubbio allarmante, in quanto sentire bene equivale a vivere bene sia con se stessi che in mezzo agli altri. Il perchè gli italiani, rispetto ad esempio agli americani o ai nord-europei, siano così restii a mettere gli apparecchi acustici, a nostro modesto parere, può dipendere da molteplici fattori:

  • Innanzi tutto della sordità, soprattutto se leggera, ci si accorge solo dopo svariati anni rispetto a quando è insorto il problema. Solo quando cominciamo a farci ripetere le cose con una certa frequenza, oppure non sentiamo più lo squillo del citofono o del telefono, o abbiamo difficoltà a capire un film;
  • La componente psicologica, poi, gioca un ruolo fondamentale. E’ una questione di natura “culturale”. Se non vedo bene non ho problemi a mettere gli occhiali, ma se di mezzo c’è, invece, un deficit uditivo, allora comincio ad innalzare delle barriere psicologiche, convincendo me stesso che non ho bisogno delle protesi, che costano troppo, che sono un
    altro “impiccio” che si somma agli occhiali, che il mio vicino che le ha comprate le tiene chiuse nel cassetto senza utilizzarle. Nulla di più deletereo e rischioso. Pensate ad un debole di udito che attraversa la strada senza apparecchi acustici o, peggio ancora, guida l’automobile, o lo scooter, divenendo un serio pericolo per se stesso e per gli altri.

In realtà è solo grazie al lavoro dell’audioprotesista che, attraverso l’applicazione di apparecchi acustici idonei, diversi da persona a persona, riusciamo a colmare in parte quel deficit uditivo e cognitivo (perchè non sentire vuol dire anche non capire), migliorando la qualità del nostro vivere sociale.

Che succede se si aspetta troppo prima di mettere gli ausili protesici?
Si deve intervenire il più precocemente possibile. Gli scopi sono quelli di evitare che il cervello si “disabitui” alla percezione di determinati suoni e che l’adattamento alla protesi acustica avvenga il più rapidamente possibile.

C’è inoltre un’altra ragione che merita di essere presa in considerazione. Uno studio condotto dal Grap (Groupe de Recherche Alzheimer Presbyacousie) tra il 2004 e il 2007 afferma che il rischio di sviluppare una
malattia degenerativa come l’Alzheimer sarebbe circa 2,5 volte più elevato nelle persone di età superiore ai 75 anni affette da sordità; il rischio maggiore rispetto al gruppo di non sordi o a quello con protesi sembra spiegarsi con il maggior isolamento sociale.

Una ridotta capacità uditiva determina una cattiva discriminazione della parola. A questa difficoltà, il debole d’udito reagisce in maniera sbagliata o non reagisce affatto.

Spesso la frustrazione che né deriva favorisce l’isolamento. La società moderna frenetica e competitiva aggrava questa condizione. L’emarginazione e l’introversione tipica del debole d’udito, si autoalimentano determinando una rapida riduzione dei contatti sociali
che, nei casi peggiori, può portare alla depressione.

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